venerdì 9 ottobre 2020

Perché un paziente è asintomatico al COVID-19?

Diffusione del coronavirus e asintomaticità

Gli asintomatici sono fra di noi, ma nessuno presta attenzione


Libera traduzione dell'articolo di Emily Laber-Warren, direttrice del programma di reporting (*) sulla salute e la scienza presso la Craig Newmark Graduate School of Journalism presso CUNY (the City University of New York). (*) rendicontazione

Questo articolo è apparso in origine il 24 agosto su Undark ed è stato ri-pubblicato il 27 agosto 2020 su Medium. 

Quando si è cominciato a parlare di coronavirus, il termine che a me risultava poco chiaro era "asintomatico". Non riuscivo a capire come mai, mentre mi tenevo a debita distanza da un giovane che, davanti a me, senza mascherina e chiaramente infetto si dirigeva verso l'ospedale tossendo agitatamente, ci fosse in giro altra gente portatrice di virus che non presentava nessun sintomo eppure poteva contagiarti.

Pensate ad Ibrahimovic. Nessun sintomo, postivo al tampone, quarantena. Positivo anche al secondo tampone fatto 14 giorni dopo, e costretto nuovamente alla quarantena. Evidentemente la cura applicatagli non è stata sufficiente ad eliminare il virus dal suo corpo. 

Questo articolo cerca di chiarire il concetto di asintomaticità e indica su quali canali di ricerca si debba investire per trovare, se possibile, un ritrovato o un trattamento per estendere l'asintomaticità a tutti gli individui: se tutti hanno il COVID-19, ma nessuno presenta i sintomi della malattia che può portarti sotto una tenda ad ossigeno, va tutto bene, ammesso che la asintomaticità duri nel tempo. 

Ma fino a quel giorno o fino a che non ci sarà un vaccino efficace, meglio stare + che attenti. Questo virus è una brutta bestia, non è una semplice influenza e lascia comunque nel fisico segni permanenti.  

Dobbiamo a noi stessi e a chi ci circonda il dovere di prevenire il contagio in tutti i modi.

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Una delle ragioni per cui il COVID-19 si è diffuso così rapidamente in tutto il globo è che nei primi giorni, subito dopo essere state infettate, le persone stanno bene. Invece di mettersi a letto, vanno in giro per le loro faccende e così, senza saperlo, trasmettono il virus. Ma in aggiunta a questi pazienti pre-sintomatici, la diffusione silenziosa e senza sosta della pandemia è facilitata anche da un più misterioso gruppo di persone: i cosiddetti asintomatici.

Secondo varie statistiche, dal 20 al 45 % delle persone che hanno preso il COVID-19 passa indenne attraverso l’infezione senza neanche accorgersi che ha contratto il virus e, stando ad un recente studio del CDC, Centers for Disease Control and Prevention (uno dei più importanti dicasteri del Department of Health and Human Services americano, con sede ad Atlanta in Georgia) la percentuale potrebbe essere anche maggiore. Nessuna febbre o brividi, nessuna perdita di olfatto o del gusto, nessuna difficoltà respiratoria. Nessun sintomo di qualsiasi sorta.

I casi asintomatici non sono un fenomeno unico del COVID-19. Si presentano con l’influenza stagionale, e probabilmente, secondo l’epidemiologo Neil Ferguson dell’Imperial College di Londra, erano una delle caratteristiche anche della pandemia del 1918, quella dell’influenza spagnola. Gli scienziati però non sanno spiegarsi perché certe persone passanto attraverso il COVID-19 senza conseguenze. “Ad oggi questo è un enorme mistero,” dice Donald Thea, esperto di malattie infettive alla Boston University School of Public Health.

La teoria prevalente è che i sistemi immunitari delle persone asintomatiche combattono il virus in maniera così efficace da evitare loro di cadere ammalate. Ma alcuni scienziati sono convinti che la risposta aggressiva del sistema immunitario e lo sfornare di grosse quantità di anticorpi e altre molecole per eliminare l’infezione, siano solo una parte della storia.

Questi esperti stanno imparando che il corpo umano non sempre intraprende una guerra totale contro i virus e gli altri agenti patogeni. E’ anche capace di adattarsi all’infezione, talvolta in modo così perfetto da non fare emergere i sintomi. Questo fenomeno, conosciuto come tolleranza alla malattia, è ben noto nelle piante, ma è stato documentato negli animali solo negli ultimi 15 anni.

La tolleranza alla malattia è la capacità di un individuo di continuare a stare bene nonostante sia infettato da una quantità di agenti patogeni che fa invece ammalare gli altri contagiati, ed è dovuta ad una predisposizione genetica o o qualche forma di comportamento o di stile di vita. Per esempio, quando uno è infettato dal colera, che causa una diarrea acuta che può rapidamente portare alla morte attraverso la disidratazione, il corpo potrebbe mobilitare dei meccanismi che mantengono l’equilibrio dei fluidi e degli elettroliti. In altre infezioni, il corpo potrebbe aggiustare il metabolismo o attivare dei microbi intestinali – mettere cioè in atto tutti quegli aggiustamenti interni necessari per prevenire o riparare i danni al tessuto o per rendere il germe meno letale.

I ricercatori che studiano questi processi fanno uso di esperimenti invasivi che non si possono applicare alle persone. Ciononostante, essi considerano le infezioni asintomatiche come un'evidenza che la tolleranza alle malattie è presente nell’essere umano. Almeno il 90% degli infettati con il batterio della tubercolosi non si ammala. Lo stesso vale per molte persone di quel miliardo e mezzo nel mondo che vive avendo nell’intestino i vermi parassiti chiamati elminti. “A dispetto del fatto che questi vermi siano degli organismi molto grandi e che sostanzialmente migrino attraverso i tessuti provocando danni, molta gente è asintomatica. Non sa neanche di essere infetta,” afferma Irah King, professore di immunologia alla McGill University. “E allora la questione diventa, che cosa fa il corpo per riuscire a tollerare questo tipo di infezione invasiva?”

Mentre gli scienziati hanno osservato per decenni quei processi fisiologici che negli animali minimizzano il danno ai tessuti durante le infezioni, è solo di recente che hanno cominciato a pensare in termini di tolleranza alle malattie. Per esempio, King e colleghi hanno identificato delle specifiche cellule immunitarie nei topi che accrescono la resilienza dei vasi sanguigni durante l’infezione da elminto, e che comportano una minore emorragia intestinale, anche quando è presente la stessa quantità di vermi.

“Questo effetto è stato dimostrato nelle piante, nei batteri ed in altre specie di mammiferi,” dice King. E aggiunge, “Perché dovremmo pensare che l’essere umano non abbia sviluppato questo tipo di meccanismi per promuovere e preservare la nostra salute di fronte ad un’infezione?”

In un recente editoriale ‘Le frontiere in immunologia’, King e Maziar Divanaghi, suo collega alla McGill, descrivono le loro speranze a lungo termine in questo campo. Una conoscenza più approfondita della tolleranza alle malattie, essi scrivono, potrebbe portare “a una nuova età dell’oro nella ricerca e nella scoperta delle malattie infettive.”

Per tradizione, gli scienziati hanno visto i germi come il nemico, un atteggiamento che ha generato antibiotici e vaccini di valenza inestimabile. Ma, più di recente, i ricercatori hanno cominciato a capire che il corpo umano è colonizzato da miliardi di microbi che sono essenziali per avere una salute ottimale, e che la relazione fra uomini e germi è più sfumata.

Virus e batteri invadenti sono stati con noi sin da quando è cominciata la vita, per cui è logico che gli animali abbiano sviluppato dei modi sia per gestirli che per combatterli. Attaccare un agente patogeno può essere efficace, ma può ritorcersi contro. Da un lato, gli agenti infettivi trovano il modo di eludere il sistema immunitario, dall'altro la risposta immunitaria stessa, se non controllata, può rivelarsi mortale, applicando la sua forza distruttiva agli organi del corpo stesso.

“Per quanto riguarda il COVID penso sia molto simile alla tubercolosi, dove esiste una situazione alla Goldilocks,” dice Andrew Olive, immunologo alla Michigan State University, “per cui c’è bisogno di avere un esatto livello di infiammazione per tenere sotto controllo il virus senza danneggiare i polmoni.”

Alcuni dei meccanismi chiave di tolleranza alle malattie identificati dagli scienziati, hanno come obiettivo di mantenere l’infiammazione all’interno di questa stretta finestra. Per esempio, le cellule immunitarie chiamate macrofagi alveolari sopprimono l'infiammazione nel polmone una volta che diminuisce la minaccia posta dagli agenti patogeni.

Si sa ancora poco sul perché ci sia una tal varietà di risposte al COVID-19, dagli asintomatici ai malati con sintomi leggeri, a quelli che devono restare a casa per settimane fino a chi subisce il completo collasso dell’organismo. “Siamo solo al primissimo inizio,” dice Andrew Read, l’esperto di malattie infettive della Pennsylvania State University che ha contribuito ad identificare la tolleranza alle malattie negli animali. Read crede che la tolleranza alle malattie possa finalmente spiegare perché alcuni individui infetti presentino sintomi leggeri o addirittura nulli. “Questo perché forse sono più bravi ad eliminare sottoprodotti tossici, oppure a rigenerare più velocemente il tessuto polmonare, cose di questo tipo.”

L’opinione prevalente fra gli scienziati sugli asintomatici è che il loro sistema immunitario sia particolarmente ben regolato. Questo potrebbe spiegare perché i bambini e i giovani costituiscano la maggioranza delle persone senza sintomi, in quanto il sistema immunitario si deteriora in modo naturale con l’età. E’ anche possibile che l’immunità degli asintomatici sia stata innescata da una forma più leggera di coronavirus, come quelle che causano il comune raffreddore.

I casi di asintomaticità non attirano molta attenzione da parte dei ricercatori medici, in parte anche perché questi soggetti non vanno dal dottore e sono perciò difficili da rintracciare. 

Janelle Ayres, fisiologa ed esperta di malattie infettive al Salk Institute for Biological Studies, leader nella ricerca sulla tolleranza alle malattie, studia precisamente i topi che non si ammalano. Il punto focale di questa ricerca è il test della “dose letale 50”, che consiste nel somministrare ad un gruppo di topi una quantità di agenti patogeni sufficiente ad ammazzarne la metà. Mettendo a confronto i topi che sono sopravvissuti con quelli che sono morti, la Ayres riesce a mettere in evidenza quei tratti specifici della loro fisiologia che hanno permesso di sopravvivere all’infezione. Ha ripetuto l’esperimento molte volte usando diversi tipi di agenti patogeni con l’obiettivo di scoprire come si possono attivare delle risposte che difendano la salute in tutti gli animali.

Una caratteristica di questi esperimenti – una cosa che all’inizio la colse di sorpresa – è che la metà che sopravvive alla dose mortale è vispa e pimpante. Non viene assolutamente toccata da quella stessa quantità di patogeni che invece uccide la controparte. “Quando ero partita con questo esperimento pensavo … che tutti sarebbero stati male, che metà avrebbe vissuto e metà sarebbe morta, ma non è questo quello che ho scoperto,” afferma la Ayres. “Ho trovato che una metà si ammalava e moriva, e che l’altra metà non presentava nessun segno di malattia e sopravviveva.”

La Ayres ha visto qualcosa di simile accadere durante la pandemia di COVID-19. Alla pari dei suoi topi, gli asintomatici sembra che abbiano nel loro corpo la stessa quantità di virus della gente che si ammala, eppure per qualche ragione rimangono in salute. Gli studi mostrano che i loro polmoni spesso presentano segni di danni quando sottoposti a tomografia computerizzata, eppure non hanno difficoltà respiratorie (anche se resta da vedere se riusciranno a superare l’impatto sul lungo termine). Per di più, un recente studio minore suggerisce che gli asintomatici reagiscono con una risposta immunitaria più debole di quella delle persone che si ammalano – lasciando intravedere che i meccanismi che stanno lavorando non hanno niente a che fare con il combattere l’infezione.

“Perché mai, se presentano queste anormalità, sono comunque sani?” si chiede la Ayres. “Potenzialmente perché hanno attivato dei meccanismi di tolleranza alla malattia. Questi sono i soggetti che dobbiamo studiare.”

L’obiettivo delle ricerche sulla tolleranza alle malattie è di decifrare i meccanismi che mantengono in salute delle persone infette e trasformarli in terapie che possano giovare a tutti. “Si cerca di progettare una fabbrica in modo che, per ovvie ragioni, resista alle alluvioni, e perché allora non dovremmo volere una persona che sia resistente al virus?” si chiede Read.

Un esperimento portato avanti dalla Ayres nel 2018 ha offerto una prova di fattibilità di tale obiettivo. In un esperimento di “dose letale 50”, il team ha somministrato ai topi una infezione che causava diarrea e poi ha comparato il tessuto dei topi morti con quello dei sopravvissuti, cercando le differenze. Si è scoperto che i topi asintomatici avevano utilizzato le loro riserve di ferro per dirottare una quantità extra di glucosio ai batteri affamati, e che i germi, una volta saziati, non erano più una minaccia. Il team ha successivamente trasformato questa osservazione in un trattamento. Con altri esperimenti, hanno somministrato ai topi degli integrativi di ferro e tutti gli animali sono sopravvissuti, anche quando la dose di patogeni fu accresciuta di mille volte.

Quando la pandemia ha colpito, la Ayres stava già studiando i topi malati di polmonite e di sindrome acuta da distress respiratorio, la malattia tipica del COVID-19 che però può essere innescata da diverse altre infezioni. Il suo laboratorio ha identificato degli indicatori che possono dare informazioni sui canali di ricerca da perseguire per trovare una terapia. Il passo successivo è mettere a confronto con gli asintomatici dei pazienti che hanno raggiunto diversi stadi di COVID-19, per vedere se emergono indicatori che assomiglino a quelli trovati nei topi.

Se si arriva a sviluppare un medicinale, sarà qualcosa di differente da tutto quello che si trova oggi sul mercato perché sarà specifico per i polmoni, non per la malattia, e renderà facile superare lo stress respiratorio indipendentemente da quale agente patogeno ne sia responsabile.

Per quanto questa prospettiva sia affascinante, la maggior parte degli esperti avverte che la tolleranza alla malattia è un campo nuovo e che effetti tangibili sono lontani ancora molti anni. Il lavoro di ricerca comporta non solo misurare i sintomi, ma anche i livelli di patogeni nel corpo, il che significa uccidere l’animale e dissezionare tutti i suoi tessuti. “Non si possono realisticamente condurre degli esperimenti biologici in un essere umano,” riconosce il dott. Olive.

Per di più, ci sono innumerevoli forme di tolleranza. “Ogni volta che ne troviamo una, scopriamo che ci sono altri 10 fattori che non riusciamo a capire,” dice King. Questi fattori sono diversi per ogni malattia, aggiunge, “per cui tutto diventa quasi impossibile da gestire.”

Nondimeno, un crescente numero di esperti è d’accordo che la ricerca sulla tolleranza alla malattia potrebbe avere in futuro delle profonde implicazioni per trattare le malattie contagiose. La microbiologia e la ricerca sulle malattie infettive “sono state tutte centrate sull’agente patogeno visto come un invasore che deve essere eliminato ad ogni costo,” afferma il virologo Jeremy Luban delle University of Massachusetts Medical School. E come già chiarito dalla Ayres anche lui concorda che “ciò di cui dovremmo veramente occuparci è come prevenire che una persona si ammali.”

domenica 14 aprile 2019

Perché la nostra relazione è destinata a durare

Questo articolo tratta di un tema che non ha niente in comune con gli argomenti, di solito tecnici, che appaiono su questo blog.



Articolo pubblicato il 17 aprile 2014 sul sito 'P.S. I love you', https://psiloveyou.xyz/, titolo originale 'Why our relationship is going to work'. Non cercatelo perché, apparentemente, è stato rimosso.

Il sito americano, molto ben fatto e completo, continuamente aggiornato, tratta dei diversi aspetti delle relazioni a due. Ci sono centinaia di articoli sui segnali che indicano il deteriorarsi di un rapporto, e di come evitare questi errori, ma pochissimi trattano il tema in positivo. Questo articolo è uno di quei pochi e forse per questo l'avevo scaricato per poi rileggerlo con calma.

sabato 26 gennaio 2019

domenica 16 dicembre 2018

Nel 2020 l’auto elettrica costerà meno di quella a benzina – secondo un fornitore cinese di batterie

Stando a Envision Energy, produttore di batterie al litio, nel 2010, cioè fra neanche due anni, le auto elettriche costeranno quanto quelle a benzina.


Celle agli ioni di litio e pacco assemblato di batterie per l'auto elettrica Nissan Leaf nello stabilimento di Sanford (UK)

Libera traduzione di un articolo di Eric C. Evarts pubblicato il 6 dicembre 2018 su Green Car Reports, greencarreports.com/news/1120318_electric-cars-cheaper-than-gas-ones-by-2020-says-chinese-battery-supplier

Un precedente articolo, apparso sempre su GCR, indicava per l’anno 2025 il punto di pareggio fra auto elettrica e auto a gasolio, stando alle previsioni della Volkswagen. Questo articolo rivoluziona le previsioni accorciandole notevolmente: nel 2020, cioè fra neanche due anni, le auto elettriche costeranno quanto quelle a benzina.

Visto che parliamo di date e previsioni, è appena uscito un nuovo rapporto che stima che nel 2040 le auto elettriche supereranno la metà del mercato e sostituiranno il 7% dei consumi di benzina.

Articoli correlati

domenica 18 novembre 2018

L’energia prodotta da vento e sole costa meno del carbone

Addio al carbone, aprite le finestre al sole e al vento!

Fattoria eolica

Libera traduzione di un articolo di Eric.C. Evarts pubblicato il 14 novembre 2018 su GCR, https://www.greencarreports.com/news/1119903_wind-and-solar-cost-less-than-coal-for-power

L’articolo si riferisce al mercato USA, ma le considerazioni di fondo sono valide per tutti i paesi del pianeta.

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domenica 4 novembre 2018

5 ragioni per cui la vostra azienda dovrebbe usare la firma elettronica nel 2019

Nel 2019 mettete da parte carta e penna e imparate ad usare la firma elettronica.



Libera traduzione di un articolo di Larry Alton pubblicato il 17 dicembre 2018 su Inc., https://www.inc.com/larry-alton/5-reasons-your-business-should-use-electronic-signatures-in-2018.html

Larry Alton è un consulente aziendale indipendente specializzato in analisi dei social media, delle aziende e dell'imprenditorialità. Potete seguirlo su LinkedIn e Twitter @LarryAlton3

Inc. è una rivista mensile americana che accompagna le aziende in crescita proponendo strategie, strumenti e tecnologie innovative.

Il contenuto dell’articolo è pubblicitario e sponsorizzato da eversign, un software semplice da usare e che utilizzo per necessità professionali. La versione gratuita consente la firma di 5 documenti al mese, più che sufficienti per un piccolo studio. Altre piattaforme alternative, a pagamento a partire da 10 USD/mese, sono DocuSign, HelloSign, PandaDoc, eSign Genie, certify, ....

domenica 5 agosto 2018

Legge di Price: perché poche persone da sole generano la metà dei risultati

La creazione di valore, così come la distribuzione della ricchezza, non è omogenea e non sempre chi crea più valore viene compensato adeguatamente.

Esempio di come funziona la legge di Price in un settore/impresa con 100 dipendenti

Libera traduzione di un articolo di Darius Foroux pubblicato il 29 maggio 2018 sul suo blog https://dariusforoux.com/

Questo articolo, scritto in forma colloquiale da Darius Foroux, tratta il tema dell'apporto disomogeneo degli individui nel produrre valore nelle attività che stanno svolgendo con finalità sia personali che di terzi, sul lavoro o in altri settori.
La legge di Price si applica più o meno bene a tutte le situazioni, ma per quanto riguarda la distribuzione di valore ha una grandissima eccezione. Donald Trump si propone di tagliare il carico fiscale dei contribuenti di altri 100 miliardi di dollari. Dati indipendenti dimostrano che chi beneficerà di questa bonanza saranno solo i Paperoni americani: 
  • 97,5 $ miliardi andranno a favore del 10% degli americani più ricchi;
  • 86 $ miliardi andranno nelle tasche dell'1% dei top;
  • 63 $ miliardi faranno godere una élite dello 0,1 % degli americani più ricchi.
Alla faccia di chi paga le tasse! Chiamatela legge di Trump: tassare i poveri per dare ai ricchi. 

sabato 24 febbraio 2018

Wiskunde - Una barra di cioccolato magica!


Da amici ho ricevuto il video intitolato Wiskunde (parola olandese che significa 'matematica'). Sono rimasto a bocca aperta. Non era possibile!



domenica 21 gennaio 2018

Contro ogni previsione, il 2017 è stato il secondo anno più caldo mai registrato


Il secondo posto fa più paura di quanto non sembri.

Libera traduzione di un articolo di Amal Ahmad pubblicato il 19 gennaio 2018 su Popular Science, https://www.popsci.com/2017-second-hottest-year-on-record-la-nina

L'articolo si riferisce in particolare alla situazione climatica degli Stati Uniti, ma le sue conclusioni si applicano al mondo intero.


lunedì 18 dicembre 2017

Estrazione dei Bitcoin: quanta energia occorre?

In giallo i 159 paesi, inclusa Irlanda e quasi tutta l'Africa, per i quali il consumo di energia è inferiore alla quantità di energia globale consumata per produrre, oggi, i Bitcoin


Libera traduzione di una informativa emanata via email il 17 dicembre 2017 da Olivier Garret, fondatore e CEO di Hard Assets Alliance.


domenica 10 dicembre 2017

Il Bitcoin non è una valuta, è una forma di investimento (ad alto rischio)







Libera traduzione di un articolo di Chris Hoffman pubblicato l’8 dicembre 2017 su ‘How to geek’, www.howtogeek.com/335471/bitcoin-is-not-a-currency-its-an-unsafe-investment/


Considerazioni preliminari. 


1) Cosa si intende per valuta

Warren Buffett, magnate e businessman americano il cui patrimonio personale ammonta nel 2017 a 84,2 miliardi di dollari, dice “Mai investire in qualcosa che non si capisce”. 

Capire come funziona il Bitcoin, o una qualsiasi altra valuta digitale, non è semplice. Il termine ‘valuta’ applicato al bitcoin non è del tutto corretto. Partendo dalla definizione di valuta si vedranno poi nell’articolo le differenze più salienti. 

Definizione di Treccani – Dizionario di Economia e Finanza 
In generale, moneta in circolazione e titoli fiduciari che la rappresentano. 
Definizione di Wikipedia
La valuta è un'unità di scambio che ha lo scopo di facilitare il trasferimento di beni e servizi. Per lo più assume la forma di moneta.
Viene di norma emessa da stati o gruppi di stati (si pensi all'euro) per lo più attraverso la propria banca centrale in regime di monopolio. In alcuni stati esistono più istituti di emissione. 
Il termine valuta viene usato più specificamente per indicare le monete straniere detenute da cittadini e istituzioni di uno stato, sotto forma di denaro circolante e di titoli di credito. Un tipico esempio di questo possesso è rappresentato dalle riserve di valuta detenute dalle banche centrali. Ogni banca centrale detiene una data quantità di moneta straniera ovvero di valuta allo scopo di far fronte alle richieste degli operatori economici e per difendere il valore della propria moneta. 
Il possesso di valuta da parte dei cittadini e delle imprese di uno stato è solitamente soggetto a norme amministrative che stabiliscono quanta moneta può essere detenuta e a quali condizioni. 
2) Negli ultimi 15 giorni il Bitcoin ha raggiunto prima quota 10.000 $, poi ha continuato a salire vertiginosamente avviandosi superare i 17.000 $ con traguardo cima 20.000 $. E non si sa se o dove si fermerà. Già da tempo il Bitcoin è diventato di attualità nelle conversazioni con amici e conoscenti, e, vista la scarsa conoscenza generale sull'argomento, stavo preparando un articolo per spiegarne le origini e la struttura. Di fronte ad un rally del genere, ho pensato di dare la priorità all'articolo di Chris Hoffmann per mettere in guardia le tante persone che pensano di saltare sul carro degli speculatori con la speranza di moltiplicare di 10, 100, 1000 volte in pochi giorni il loro investimento. 

3) Bitcoin, di seguito indicato anche come BTC,  è il nome della prima valuta digitale messa in circolazione. Da allora, sempre seguendo i principi del protocollo originale ideato da Satoshi Nakamoto (nome fittizio di cui non si conosce la vera identità) sono state create tante altre cripto-valute, tipo Litecoin, Ethereum, Bitcoin Cash, Darkcoin, Vericoin, Dogecoin, Coinye West, ….. che vengono collettivamente, e impropriamente, indicate come bitcoin. Ad oggi si parla di 1.300 nuove valute digitali. 

4) Il mondo finanziario sa per esperienza che quando anche il tuo barbiere corre in Borsa ad acquistare perché l’indice sta esplodendo, quello è il momento di vendere. 

La situazione attuale è simile: le quotazioni del Bitcoin sono in continua ascesa, le piattaforme di scambio digitale accettano depositi a partire da un minimo di 20 $ (!) per invitare al tavolo quanti più giocatori (mi rifiuto di chiamarli investitori), tutti ne parlano – radio, televisione e clienti del barbiere. Se avete dei Bitcoin è il momento di vendere e incassare (ammesso che troviate un compratore – non siete in Borsa). E se non ne avete, è l’ora di starne fuori, con i vostri soldi in tasca, … e vedere cosa succederà. 

5) Blockchain si traduce catena di blocchi, ma il termine viene anche utilizzato tel quel in Italiano. 

Proof-of-work: un sistema proof-of-work (POW) o protocollo proof-of-work, o funzione proof-of-work è una misura economica per scoraggiare attacchi denial of service (diniego di servizio) e altri abusi di servizio, come spam sulla rete, imponendo alcuni lavori dal richiedente del servizio, di solito intendendo tempo di elaborazione di un computer. 

Vi sono altri termini tipici del mondo bitcoin - come minatori, estrarre, etc. - il cui significato verrà definito in un prossimo articolo.


lunedì 20 novembre 2017

Ecco di quanto siamo indebitati

51.400 Euro - questo è il debito che ogni cittadino Italiano si ritrova nella culla prima ancora di poter balbettare la sua protesta per la fregatura che le generazioni precedenti gli hanno rifilato.



Libera traduzione di un articolo di Alex Gray pubblicato il 4 ottobre 2017 su World Economic Forum, https://www.weforum.org/agenda/2017/10/this-is-how-much-debt-your-country-has-per-person/

domenica 8 ottobre 2017

Bomba all’idrogeno e bomba atomica: ecco la differenza


La Corea del Nord fa trapelare che sta lavorando ad un nuovo test di bomba all'idrogeno, probabilmente nell'Oceano Pacifico, a dimostrazione di una raggiunta capacità tecnologica che fa paura al mondo intero.


Nuvola radioattiva del primo test di bomba all'idrogeno del 1° novembre 1952

Libera traduzione di un articolo di Stephanie Pappas, collaboratrice di Live Science, pubblicato il 22 settembre 2017, livescience.com/53280-hydrogen-bomb-vs-atomic-bomb.html

Avevo pensato di iniziare questo articolo con una breve introduzione sui fatti che hanno portato all'attuale stato di tensione fra Stati Uniti e Corea del Nord, ma la lista si è allungata di molto, per cui ho ritenuto opportuno preparare un nuovo articolo che apparirà in seguito su questo blog. Buona lettura.

Articoli correlati
Per chi volesse saperne di più, l'argomento è già stato trattato in
15 - Perché le bombe atomiche vengono fatte esplodere ad una  certa altezza dal suolo?
9 - Il mondo del nucleare: 8 stati canaglia e mezzo
3 - Bomba all'idrogeno e bomba atomica: qual'è la differenza?

domenica 24 settembre 2017

La Cina cambia le regole del gioco acquistando petrolio con lo yuan garantito dall’oro


Gli investitori professionali pensano che in Asia il petrodollaro avrà terminato il suo ciclo nel giro di 10 anni.


US dollar vs Chinese Renminbi

Libera traduzione di un editoriale pubblicato il 5 settembre 2017 su Goldbroker, https://goldbroker.com/news/game-changer-china-to-buy-oil-with-gold-backed-yuan-1183. L’articolo si rifà alle analisi sullo stesso tema pubblicate da Jim Rogers su ‘Russia insider’, vedi http://russia-insider.com/en/politics/petrodollar-end-looming-china-allies-dump-it-oil-trading-jim-rogers/ri20961.

Con una accelerazione impressionante negli ultimi anni la Cina ha accumulato tonnellate su tonnellate di oro fisico nei suoi forzieri di Shanghai (SGE – Shanghai Gold Exchange), HongKong (HKGE – HongKong Gold Exchange) e PBOC – People’s Bank of China. A chi si chiedeva la ragione di questa corsa frenetica al lingotto, appare oggi più che mai evidente la risposta: la Cina si sta preparando a sostituire il dollaro con il renminbi (yuan) come moneta di riferimento mondiale e sta rinforzando l’immagine di solidità della sua valuta usando l’oro come pilastro di sostegno. Si stima che a luglio 2017 le riserve di oro fisico detenute dalla Cina abbiano superato le 20.000 tonnellate, di cui 4.000 conservate nella casseforti della Banca Centrale PBOC.

La Cina è già la prima potenza manifatturiera del mondo e lo yuan sta gradualmente sostituendo il dollaro come valuta di scambio. Il Venezuela ha smesso di accettare dollari per il suo petrolio e sta perseguendo un nuovo sistema di pagamento internazionale con la creazione di un paniere di valute (yuan, rublo, yen, euro, rupia) per liberarsi dei legami con il dollaro. Inoltre, i contratti di fornitura diretta di gas fra Russia e Cina, o quello fra Qatar e Cina non sono certo denominati in dollari USA. Viste inoltre le attuali tensioni fra Iran e Corea del Nord con gli USA, la comparsa di una moneta di scambio internazionale alternativa al dollaro e non soggetta al controllo della FED (Federal Reserve System) può rappresentare la via di uscita principale dall’embargo.

Invece di perdere tempo allo specchio a cotonarsi la bionda chioma, l’inquilino pro tempore della Casa Bianca – mi rifiuto di chiamarlo Presidente - farebbe bene a preoccuparsi di come il mondo vada avanti anche senza i suoi tweets e del declino degli Stati Uniti come potenza di riferimento globale. Altro che ‘America first’!

sabato 16 settembre 2017

I vaccini? Hanno debellato queste malattie mortali

Quando mi sono imbattuto in questo articolo su Medium, ho subito pensato al dibattito che ha imperversato recentemente in Italia, negli studi televisivi e sui giornali, fra la comunità scientifica che sostiene l’assoluta necessità di vaccinarsi e la pattuglia dei 'NO VAC' con alla testa alcuni leader di partito e governatori di Regione che cavalcano l’onda dell'anti-politica sventolando la bandiera della libertà di vaccino.
Ai genitori che mandano i figli a scuola chiedo se sarebbero così tranquilli sapendo che in classe ci potrebbero essere dei bambini non vaccinati. Se per loro non fa nessuna differenza, auguro loro buona fortuna.



Libera traduzione di un articolo di Callum Brodie, giornalista senior specializzato in contenuti formativi, pubblicato l’11 settembre 2017 nella sezione World Economic Forum di Medium, https://medium.com/world-economic-forum/vaccines-have-killed-off-these-deadly-diseases-78bd7bf6ce94

giovedì 3 agosto 2017

Tutti i dispositivi di cui avete bisogno quando viaggiate.

Con questi accessori nel vostro bagaglio potete usufruire, ovunque andiate, del livello di sicurezza standard fra gli operatori militari.



Libero adattamento di un articolo di David Pierce pubblicato il 19 luglio 2017 su Wired, https://www.wired.com/2017/07/secure-travel-gear/ 

Estate, tempo di viaggi e di vacanze. Di lasciare a casa il cellulare proprio non se ne parla, e non pochi di noi partono equipaggiati di computer e di quanto necessario per rimanere comunque in contatto con l’ufficio … non si sa mai! Il vero problema è garantire anche in viaggio la massima sicurezza operativa delle comunicazioni via etere. Queste indicazioni valgono chiaramente anche per i viaggi d'affari.

martedì 16 maggio 2017

Buon compleanno, dinamite!


I fatti più significativi di questo esplosivo materiale.


Libera traduzione di un articolo di Tia Ghose, pubblicato in origine su Live Science il 7 maggio 2017, http://www.livescience.com/59000-interesting-facts-about-dynamite.html

Tutte le informazioni riportate nell’articolo provengono dalla Facoltà di Chimica dell’Università di Bristol (*), dal sito Nobel Prize (**), o dal libro “Alfred Nobel, a Biography”, Arcade Publishing, 1991 (***).

martedì 25 aprile 2017

Perché le bombe atomiche vengono fatte esplodere ad una certa altezza dal suolo?

D. Vorrei saperne di più sul perché le bombe atomiche vengono di solito fatte esplodere prima dell’impatto a terra. Mi aspetto una risposta tecnica. 



Libera traduzione della risposta ad un quesito pubblicato il 21 aprile 2017 su Quora, https://www.quora.com/Bombs-Why-doesnt-the-blast-from-a-nuke-take-place-on-the-ground 

Con l’utilizzo in Afghanistan il 13 aprile 2017 della bomba GBU-43/B, più nota come MOAB, Massive Ordnance Air Blast, la curiosità dei lettori di Quora è cresciuta di molto verso l’uso di questi massicci dispositivi di distruzione, di cui la bomba atomica rappresenta l’apice. 

Le risposte al quesito sono state 6. La più votata, e la più tecnica, è risultata quella di Geoff Olynk, esperto del MIT di Boston per la Fisica Applicata al Plasma e per l’Energia di Fusione.

Di seguito riporto alcuni dati su GBU-43/B, affettuosamente (!) chiamata Mother Of All Bombs, la madre di tutte le bombe, il più potente dispositivo di distruzione non nucleare dell'arsenale americano.
  • Peso lordo 10.300 kg, peso netto esplosivo 8.500 kg
  • Lunghezza 9,2 m – diametro 103 cm
  • Potenza esplosiva 11 tonnellate di TNT
  • Può essere lanciata solo da un MC130 da una quota massima di 6.100 m
  • E’ una 'bomba intelligente' dotata di GPS per centrare il bersaglio.

Questi gli effetti distruttivi:
  • nel raggio di 1.000 metri distruzione totale di qualsiasi oggetto o struttura, animata o inanimata,
  • fino a 1,6 km abbatte persone, edifici, veicoli, ecc., 
  • fino a 2,7 km le onde d’urto possono uccidere persone e causare danni gravi a strade e infrastrutture, 
  • fino a 3,2 km può causare sordità 
  • fino a 8 km e oltre, scuote la terra, rompe vetri e finestre e causa perdite di sangue alle orecchie, 
  • fino a 50 km è possibile essere raggiunti dalla nuvola contaminante che si forma ad una altezza di 3.000 m. 
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sabato 8 aprile 2017

Le gambe robotiche danno a chi è paralizzato una nuova visione del mondo


Gli esoscheletri escono dagli ospedali e dai centri di riabilitazione per entrare nelle case.

Esoscheletro Argo
Libera traduzione di un articolo di Leslie Kratz pubblicato il 17 marzo 2017 su CNET Magazine, cnet.com/news/robotic-exoskeletons-paralyzed-spinal-cord-injury-rewalk-ekso-bionics/

NdT 1 - Il profilo di Leslie Kratz e le schede di CNET Magazine e DARPA sono visibili nelle pagine a latere.

NdT 2 - Nell'articolo compaiono alcuni termini tecnici di cui riportiamo di seguito significato e traduzione.

  • exoskeleton = esoscheletro - Il termine deriva dal greco έξω,“esterno" e σκελετός, "scheletro". Un esoscheletro, in zoologia, è una struttura esterna, più o meno rigida, che fa da protezione al corpo dell'animale ed eventualmente da sostegno agli organi. Si tratta di un termine usato in contrapposizione a quello di endoscheletro, lo scheletro interno di cui sono dotati, ad esempio, gli esseri umani. 

  • powered exoskeleton = esoscheletro motorizzato, o robotizzato. Conosciuto in inglese anche come powered armor, power armor, exoframe, hardsuit, or exosuit è un dispositivo cibernetico mobile alimentato da un sistema di motori elettrici, pneumatici, idraulici, e leveraggi, o da una combinazione di tecnologie che consente il movimento degli arti aumentandone la forza e la resistenza. 
Quando nell'articolo si parla di esoscheletro ci si riferisce in effetti all'esocheletro motorizzato, cioè ad una struttura esterna robotica in grado di potenziare le capacità fisiche (forza, agilità, velocità, potenza, ecc.) dell'utilizzatore che la porta e che costituisce una sorta di “muscolatura artificiale”. Questa struttura viene indossata dall'utilizzatore come un vestito e per questo, in alternanza, viene anche usato il termine 'vestito roborizzato' = suit, exosuit, robotic suit.

Nell'articolo si parla anche di crowdfunding. Il termine, tradotto in italiano con finanziamento collettivo, ma noto anche in Italia con il termine originale inglese, indica una pratica di microfinanziamento collaborativo dal basso in cui un gruppo di persone si mobilitano mettendo in comune parte delle loro risorse in denaro per sostenere gli sforzi di persone e organizzazioni promotori di un progetto nel quale le persone credono.